ANATOMIA DEL PAESAGGIO

A cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio
Opere di Gianfranco Baruchello, Marco Basta, Gregorio Botta, Marzia Migliora, Maurizio Nannucci, Nucleo, Gabriele Picco, Giovanna Silva.
Chiostro di San Nicola Anacapri
16 luglio/30 settembre 2017
Inaugurazione
15 luglio 2017, ore 19.00

 

Il chiostro di San Nicola, parte del complesso monumentale di San Michele ad Anacapri, appositamente restaurato e restituito al pubblico per il Festival del Paesaggio, ospita la mostra collettiva Anatomia del paesaggio, che ha come tema la piscina pensata come luogo nostalgico e melanconico per eccellenza della modernità.
Richiamandosi a una tradizione artistica che risale ai Bagni misteriosi di Giorgio de Chirico e all’opera di David Hockney, la mostra insiste sulla dimensione metafisica e senza tempo della piscina pensata come sorta di “altro mare”, come spazio che, nella continua varietà delle sue forme, ricalca la fisionomia dell’isola riflettendone la sospensione e il senso archetipo di luogo psichico e mentale primordiale.
Nella sua valenza tematica e metaforica la piscina è interpretata da Gianfranco Baruchello, Marco Basta, Gregorio Botta, Giovanna Silva,  Marzia Migliora, Maurizio Nannucci, Nucleo e Gabriele Picco invitati, a partire dalla specificità del proprio linguaggio, a presentare una serie di opere—fotografie, video, installazioni site–specific, disegni—ispirate alla presenza della piscina sull’isola e a offrire un punto di vista personale sul paesaggio come spazio continuamente in bilico tra dimensione naturale e artificiale, sospeso tra fruizione pubblica e dimensione privata.
Così se le serie di disegni di Gianfranco Baruchello e Gabriele Picco, modulando al loro interno testo e immagine, testimoniano una vera e propria ossessione per l’oggetto-piscina e ne restituiscono un’immagine a metà strada tra allucinazione e ironia, le polaroid di Giovanna Silva, attraverso una mappatura di alcune tra le più celebri piscine di Capri, danno vita a un insieme frammentato di visioni in bilico tra presenza e assenza: all’immagine di un paesaggio completamente artificiale formato da una lunga sequenza di particolari di piscine vuote, abbandonate, o animate da presenze congelate nella posa istantanea dello scatto fotografico.
Marzia Migliora parte invece da una matrice letteraria per giungere a una rivisitazione della piscina come luogo mentale. La sequenza di fotografie dell’artista romana, tratta dal progetto La controfigura, lungometraggio ambientato in Marocco e interpretato da Filippo Timi e Valeria Golino, si ispirano al celebre racconto di John Cheever il Nuotatore, in cui si racconta il ritorno a casa di un uomo di mezza età compiuto attraversando tutte le piscine di una città che, nell’opera dello scrittore americano, ricordava la Los Angeles dei primi anni Sessanta.
Forever overhead, di Marzia Migliora, rimanda a un racconto di David Foster Wallace in cui il cammino iniziatico di un adolescente verso l’età adulta è narrato attraverso la descrizione minuziosa di un tuffo dal trampolino di una piscina pubblica in una rovente estate americana. Nel video, che s’ispira al celebre affresco della lastra di copertura Tomba del tuffatore di Paestum, dipinto per accompagnare il defunto nel suo viaggio ultraterreno, si vede un uomo lanciarsi da una piattaforma di dieci metri. Le immagini e i suoni, registrando le variazioni sensoriali del tuffatore nel suo percorso dalla terra all’acqua, costruiscono una sequenza sospesa e atemporale.
Chiudono il percorso espositivo le installazioni di Maurizio Nannucci, Marco Basta e Gregorio Botta. Nannucci presenta una delle sue celebri scritte al neon appositamente realizzata per l’occasione, Marco Basta—protagonista dell’ultima edizione del progetto Travelogue—quattro nuovi lavori in ceramica, mentre Botta presenta una nuova versione dell’opera Anello del 2009. Attraverso il ricorso a una dialettica tra materiali artificiali—il neon blu di Nannucci – e naturali – l’acqua e la luce dell’opera di Botta—da punti di vista diversi questi artisti convergono nella reinterpretazione dello spazio del Chiostro di San Nicola come luogo di contemplazione e silenzio, alludendo per vie indirette e metaforiche alla dimensione immersiva tipica della piscina come luogo melanconico e senza tempo.